KKR, Superstruct e la scena underground: perché SUM ha detto no a Monegros 2025
C’è un momento in cui ogni scelta artistica si scontra con una responsabilità morale. Un momento in cui stare zitti significa essere complici. Quel momento, per noi di SUM – Sound Underground Music – è arrivato.
Con dolore, ma anche con fermezza, abbiamo scelto di non partecipare a Monegros 2025, uno degli appuntamenti più importanti del panorama elettronico europeo. Un palco che ha segnato epoche, storie, generazioni. Un invito che onora, ma che oggi, purtroppo, non possiamo accettare.
Siamo profondamente tristi per questa scelta, che non è stata affatto facile. Ringraziamo di cuore chi ci ha voluto in line-up, chi ci ha immaginato su quel palco dello stage Industry, chi ha creduto nel nostro lavoro e nella nostra visione musicale. Ne saremo per sempre riconoscenti.
Ma la verità è che nella vita, a un certo punto, bisogna scegliere da che parte stare per poter vivere davvero. E noi abbiamo scelto la coerenza. Abbiamo scelto di guardare negli occhi la realtà, per quanto dolorosa sia. Perché dietro Monegros non c’è solo la musica. C’è anche una struttura industriale, finanziaria, opaca e pericolosa. Una struttura che si chiama Superstruct Entertainment, e che da qualche anno è finita sotto il pieno controllo di KKR (Kohlberg Kravis Roberts & Co.), uno dei più grandi fondi d’investimento del pianeta.
Chi è KKR?
Fondata negli Stati Uniti, KKR è un colosso della finanza globale, capace di spostare miliardi di dollari in ogni settore: infrastrutture, energia, tecnologia, sanità, alimentare… e, da qualche anno, musica e intrattenimento dal vivo. Ma la sua reputazione non nasce dal nulla: è nota per i suoi metodi aggressivi, per l’approccio predatorio e, soprattutto, per investimenti in aziende e realtà coinvolte in violazioni dei diritti umani, tra cui il sostegno a insediamenti israeliani illegali nei territori occupati.
La stessa KKR è oggi citata in numerose campagne internazionali che ne denunciano il coinvolgimento nel finanziamento indiretto del genocidio in corso a Gaza. In pratica, ogni euro che entra nel suo circuito contribuisce – anche se solo in parte – a tenere in piedi un sistema economico che alimenta morte, apartheid, espropriazione.
Lo spettacolo come strumento di “ripulitura”
È qui che entra in gioco il mondo della musica. KKR ha capito – e da tempo – quanto potente sia l’impatto culturale dei grandi eventi. Così ha comprato e inglobato decine di festival in tutta Europa: Sónar, Monegros, Sziget, Amsterdam Dance Event, Boomtown Fair e molti altri. Il tutto sotto il cappello di Superstruct Entertainment.
Perché lo fa? Perché la musica vende immagine, emozione, comunità. Perché nulla “ripulisce” meglio il passato di una multinazionale che una lineup da sogno, una foto in un deserto elettronico, una folla in festa sotto i laser. La cultura diventa marketing. Il dissenso viene anestetizzato a colpi di spettacolo.
Ma noi non ci stiamo.
Una scelta scomoda, ma necessaria
SUM nasce dall’underground. Dai centri sociali, dai free party, dai club autogestiti. Nasce da una cultura della resistenza, della solidarietà, della coerenza. E non possiamo restare in silenzio mentre lo stesso sistema che massacra interi popoli utilizza la nostra cultura per legittimarsi, per farsi bello, per trasformare l’arte in copertura.
Non è solo politica. È dignità. È rispetto per chi muore sotto le bombe. È memoria delle nostre lotte. È amore per la verità.
E sappiamo che non siamo soli. In tutto il mondo, artisti, collettivi e organizzatori stanno aprendo gli occhi e si stanno chiedendo: possiamo davvero restare neutrali mentre le nostre voci, i nostri suoni, i nostri corpi vengono usati per finanziare l’ingiustizia?
Cosa possiamo fare tutti noi
La risposta a KKR non può essere solo nostra. Serve consapevolezza collettiva. Serve informarsi su chi possiede i festival a cui andiamo. Serve fare pressione sugli artisti e sulle agenzie perché siano coerenti. Serve immaginare un’alternativa reale: spazi liberi, festival indipendenti, cultura accessibile e fuori dalle logiche speculative.
Perché l’underground non è una moda. È una posizione nel mondo.
E oggi, più che mai, non basta suonare. Serve scegliere da che parte stare.
Con amore e resistenza,
SUM – Sound Underground Music
KKR, Superstruct and the underground scene: why SUM is saying no to Monegros 2025
by SUM – Sound Underground Music
There comes a time when every artistic decision collides with a moral responsibility. A moment when staying silent means being complicit. For us at SUM – Sound Underground Music – that moment has arrived.
With a heavy heart but firm conviction, we have decided to withdraw from Monegros 2025, one of the most iconic events on the European electronic music scene. A stage that has shaped eras, stories, generations. An invitation we were honoured to receive, but one we can no longer accept.
We are deeply saddened by this decision, and we want to sincerely thank those who invited us to perform, especially those who envisioned SUM on the Industry stage. We are truly grateful.
But the truth is: in life, there comes a time when you must choose a side in order to truly live. And we have chosen integrity. We have chosen to face the truth, however uncomfortable it may be.
Who is KKR?
KKR (Kohlberg Kravis Roberts & Co.) is one of the largest global investment firms, managing hundreds of billions of dollars across sectors: infrastructure, energy, tech, health, food—and, more recently, live music and entertainment.
But KKR’s name is not a neutral one. It is associated with aggressive business practices, extractive finance, and—most worryingly—investments tied to human rights violations, including direct and indirect support for illegal Israeli settlements in occupied Palestinian territories.
International campaigns and watchdog groups have flagged KKR as one of the financial engines behind a system that profits from war, displacement, and apartheid. When money flows through KKR, it becomes part of that system—whether we intend it or not.
Culture as cover-up: the dangerous game of spectacle
KKR knows the power of culture. That’s why it has acquired dozens of festivals across Europe through its holding company, Superstruct Entertainment: Sónar, Monegros, Sziget, Amsterdam Dance Event, Boomtown, and more. The goal is clear: turn music into a brand—and a shield.
Why? Because music sells emotion. Music creates community. And nothing “cleans up” a company’s image like a crowd dancing in the desert, a photo from the main stage, a beautiful lineup. Culture becomes PR. Resistance is anesthetized by spectacle.
But we refuse to be part of that.
A painful, but necessary choice
SUM was born from the underground. From free parties, squats, DIY clubs. From a culture rooted in resistance, solidarity, and coherence. We cannot remain silent while the same system that bombs civilians uses our art to rehabilitate its image.
This is not just political. It’s about dignity. It’s about remembering the people under fire. It’s about standing for something real. It’s about love, truth, and staying human.
We know we’re not alone. Around the world, artists, collectives and crews are waking up and asking:
Can we really stay neutral while our music, our presence, our bodies are used to fund oppression?
What we can all do
This is bigger than just one group. We need collective awareness. We need to ask questions about who owns the events we attend. We need to pressure artists, agencies, and organisers to be coherent with their values. And we need to build real alternatives—free spaces, grassroots festivals, culture that cannot be bought or weaponized.
Because underground isn’t a trend. It’s a stance.
And today, more than ever, playing music is not enough. We must choose where we stand.
With love and resistance,
SUM – Sound Underground Music

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