Jolly Roger e i pirati della resistenza

Dal mare ai festival, il Jolly Roger simboleggia libertà, ribellione e solidarietà, dai pirati storici alle proteste Gen Z e alla bandiera di One Piece.

Sul mare aperto, la Sumud Flotilla avanza verso Gaza. Tra gli attivisti e le attiviste alla guida c’è Tony la Piccirella, figura centrale di questa missione di solidarietà internazionale. Come speriamo voi ben sapete, Tony coordina una piccola flotta di imbarcazioni cariche di aiuti umanitari – cibo, medicine, materiali di prima necessità – destinati a una popolazione sotto assedio: quella palestinese [1]. L’obiettivo è garantire accesso diretto agli aiuti, bypassando le complicazioni politiche e logistiche che spesso impediscono l’arrivo di soccorsi fondamentali.

Sugli alberi maestri delle imbarcazioni presenti in fotta, sventolano le bandiere della palestina e  la bandiera di One Piece, con il teschio sorridente e il cappello di paglia: un simbolo pop contemporaneo che, proprio come il Jolly Roger, diventa segno di resistenza e visibilità politica. 

“Non siamo qui per combattere, ma per testimoniare, e per garantire che il mondo non guardi altrove.” [2]

Che cosa significano, quindi, queste bandiere? Che simboli, miti e usanze si portano dietro?

Il mito nero del Jolly Roger

Ma partiamo dall’inizio: nell’età d’oro della pirateria, tra XVII e XVIII secolo, le bandiere dei pirati erano strumenti psicologici, dovevano intimidire, impaurire e avvertire il nemico in lontananza. La jolie rouge, la bandiera rossa per intenderci, annunciava che non ci sarebbe stato perdono. La bandiera nera con il teschio e le ossa, che avrebbe poi preso il nome ufficiale di Jolly Roger, era invece un messaggio più sottile: arrenditi, o affronterai il tuo destino. Ogni simbolo – clessidre, cuori trafitti, scheletri danzanti – comunicava un rituale di paura e di potere, un codice che parlava ai marinai prima ancora di una battaglia.

Il termine Jolly Roger stesso sembra provenire dal francese jolie rouge, “bella rossa”, trasformato dall’inglese marinaresco. Ma altri miti lo accompagnano, mescolando etimologie e leggende come solo i simboli universali sanno fare.

Il Jolly Roger, così familiare nella cultura popolare, affonda le radici nell’età d’oro della pirateria, tra il 1692 e il 1725. In quegli anni, i Caraibi e le rotte commerciali atlantiche erano teatro di una complessa rete di traffici, navi mercantili e corpi navali statali, ma anche di uomini e donne che sceglievano la libertà sul mare sopra la legge imposta dagli imperi.

Secondo David Hatcher Childress in Pirates & the Lost Templar Fleet, il termine Jolly Roger potrebbe derivare da Re Ruggero II di Sicilia, che era associato ai Templari e che, secondo alcune leggende, sarebbe stato il primo a issare una bandiera simile.

Questa teoria differisce dalla spiegazione più comune (il teschio e le ossa come simbolo di morte usato dai pirati) e inserisce il mito dei Templari nella storia della pirateria, suggerendo che l’iconografia della bandiera nera abbia radici più antiche e simboliche legate a potere, ordine militare e intimidazione.

Contrariamente al mito romantico, i pirati non erano solo banditi. Come documenta lo storico Frank Sherry, molte comunità piratesche erano sorprendentemente democratiche: il capitano veniva eletto dalla ciurma, le decisioni importanti erano discusse collettivamente, e il bottino diviso secondo regole trasparenti. Questa organizzazione interna rese alcune flotte più efficienti di navi mercantili ufficiali e rafforzò la coesione tra membri che spesso provenivano da origini molto diverse.  [3]

Le bandiere stesse erano strumenti di comunicazione simbolica. La clessidra indicava che il tempo stava per scadere, il cuore trafitto segnalava la ferocia, e le bandiere rosse – la jolie rouge – dichiaravano che non ci sarebbe stata pietà  [4].

La bandiera come arma psicologica

I pirati compresero rapidamente che la bandiera era più potente di qualsiasi cannone. I pirati più iconici della storia come Blackbeard, Calico Jack, Anne Bonny e Mary Read personalizzavano le loro vele per trasmettere un messaggio immediato: “Noi siamo qui, e non vi conviene resistere.[5]” Gli ultimi tre avevano adottato la bandiera con teschio e due spade incrociate, forse la più “popolare” che ci è arrivata ad oggi. 

La paura diventava alleata della pirateria. Anne Bonny e Mary Read, donne in un mondo dominato dagli uomini, sfruttavano il mito della loro audacia insieme ai simboli sulle vele per amplificare l’effetto psicologico sulle navi nemiche. Ogni bandiera era progettata per raccontare una storia, inviare un avvertimento e consolidare la reputazione della ciurma. In mare, la percezione spesso valeva più della forza bruta.

Dal mare alla terra

Se nel XVII secolo il mare era teatro della ribellione, nel XX secolo la bandiera nera approdò sulla terraferma. La Royal Navy, così come alcune unità sottomarine, adottò il simbolo per la propria iconografia [6], trasformando il teschio in emblema di coraggio e intimidazione. Negli anni ’70 e ’80, anarchici e movimenti politici reinterpretarono il Jolly Roger come segno di dissenso: dai cortei agli squat, dai graffiti ai volantini clandestini, la bandiera nera si trasformava in simbolo universale di ribellione [7].

Ancora oggi, gruppi di attivisti utilizzino la bandiera per segnalare solidarietà e disobbedienza civile, mostrando come il simbolo possa muoversi dai Caraibi alle piazze urbane senza perdere efficacia comunicativa. Chi issa la bandiera sfida l’ordine consolidato e crea una comunità visibile.

Le bandiere nei teknival

Nei teknival europei, il Jolly Roger non è più simbolo di pirateria marina, ma di un tipo diverso di libertà: quella della musica elettronica, delle comunità nomadi e dell’autogestione. Tra campi sconfinati e boschi trasformati in festival temporanei, le bandiere nere sventolano sopra le torri dei sound system, diventando un punto di riferimento visivo per chi partecipa. Riconoscere una bandiera significa sapere dove trovare la propria tribù, dove la musica, la resistenza e il rispetto reciproco si incontrano.

E poi c’è il gioco rituale che abbiamo scoperto piace a tanti compagni e compagne soprattutto all’estero (fuori dall’Italia). Il ruba bandiera è un rito collettivo che combina strategia, coordinazione e senso di appartenenza. Crew di decine di persone organizzano operazioni complesse per catturare la bandiera di un altro stage, un gesto simbolico che sancisce il prestigio e la visibilità della propria crew [8]. Su Reddit si leggono aneddoti: come quella volta in Francia in cui una crew si vide la propria Jolly Roger issata sul rig degli spagnoli al mattino. Nessuna tensione: le due crew unirono i sound e trasformarono l’alba in una jam memorabile.

 Molte crew scelgono simboli derivati da anime, fumetti o pirati storici: è un linguaggio condiviso, immediatamente leggibile anche a distanza. Alcune bandiere portano riferimenti interni, piccole icone che chi non fa parte della comunità non può interpretare, creando senso di appartenenza e protezione.

L’anarchia dei teknival è libertà organizzata, consenso implicito e regole condivise. La bandiera nera diventa quindi un catalizzatore, un segnale di coesione che permette alla comunità di muoversi, proteggersi e comunicare senza gerarchie rigide o controllo esterno. 

Ma questa bandiera è anche memoria storica, I partecipanti conoscono le origini del Jolly Roger e ne reinterpretano la funzione, spostandola da strumento di terrore a simbolo di libertà, comunità e resistenza alla cultura dominante. L’atto di issarla sopra un sound system diventa manifestazione culturale e politica.

Nepal 2025: la Gen-Z pirata e il Jolly Roger di One Piece

Nel settembre 2025, il Nepal è stato teatro di una delle più vaste mobilitazioni giovanili della sua storia recente. Migliaia di studenti e studentesse della Generazione Z hanno guidato manifestazioni di massa contro la corruzione, il nepotismo e la gestione autoritaria del governo, innescate dal blocco di 26 piattaforme social (tra cui Facebook, YouTube, X e Reddit), imposto dall’esecutivo con motivazioni fiscali ma percepito come un attacco diretto alla libertà di espressione online [18] [19] [20].

Le proteste, inizialmente pacifiche, si sono trasformate in scontri violenti: almeno 72 persone hanno perso la vita e oltre 2.100 sono rimaste ferite secondo i dati del Ministero della Salute del Nepal [21]. La repressione, che ha incluso l’uso di armi automatiche da parte della polizia e raid contro edifici governativi e abitazioni di politici, ha portato alle dimissioni del Primo Ministro K. P. Sharma Oli. Al suo posto è stata nominata Sushila Karki, prima donna premier della storia del Paese, scelta tramite un voto online su Discord che ha coinvolto oltre 100.000 giovani attivisti [22].

Spicca a questo punto un elemento fortemente simbolico ha attirato l’attenzione globale: la bandiera Jolly Roger di One Piece, in particolare quello dei Cappello di Paglia (Straw Hat Pirates). Così come nelle proteste in Indonesia poche settimane prima, queste icone della cultura pop giapponese sono state utilizzate come linguaggio visivo di resistenza, ribellione e solidarietà [23] [24]. Non più minaccia di pirateria, ma segno di una generazione che si identifica in un immaginario globale di comunità ribelle e giustizia condivisa.

Il passaggio dalla nave di Tony la Piccirella alla piazza di Kathmandu è naturale: la bandiera nera — storica, reinventata, pop — diventa un filo che unisce mari, festival e movimenti civili, confermando il potere dei simboli visivi di mobilitazione in contesti di crisi contemporanei.

Il Jolly Roger oggi: contro guerre e genocidi

Nel 2025, il pianeta è attraversato da oltre 110 conflitti armati [11].

Se la bandiera nera ha attraversato i secoli come simbolo di libertà e ribellione, oggi assume un significato nuovo e dolorosamente concreto: denuncia delle crisi e delle guerre che segnano la terra. La guerra in Ucraina continua a devastare regioni e popolazioni  [12], mentre a Gaza bombardamenti intensificati hanno spinto Amnesty International e l’ONU ad accusare Israele di atti genocidari [13], con civili intrappolati in un conflitto che sembra non avere fine. In Sudan, la guerra civile tra esercito e forze paramilitari delle Rapid Support Forces ha già mietuto migliaia di vittime, provocando sfollamenti massicci e atti di pulizia etnica dichiarato ufficialmente dal Dipartimento di Stato USA [14], In Myanmar, la giunta militare porta avanti politiche di fame forzata contro i Rohingya [15]. Altri conflitti persistono in Siria, Somalia e Kashmir [16].

A questi conflitti si aggiunge l’escalation tra Iran e Israele, con conseguenze regionali che coinvolgono attori internazionali, e le crisi protratte in Siria, Somalia e Myanmar, dove la popolazione civile continua a soffrire tra violenze dirette, carestie e persecuzioni. In quest’ultimo caso, le politiche della giunta militare contro la minoranza Rohingya, comprese forme di fame forzata, rappresentano una tragedia riconosciuta come genocidio dalla comunità internazionale. Gaza e Sudan si trovano in una condizione analoga: bombardamenti sistematici, attacchi mirati e violazioni dei diritti umani che hanno spinto organismi come le Nazioni Unite e Amnesty International a parlare apertamente di genocidio.

Il Jolly Roger diventa simbolo di solidarietà globale, memoria della resistenza e richiamo all’azione civile. Come sulle navi della Sumud Flotilla diretta a Gaza o tra i giovani nelle piazze del Nepal, issare la bandiera nera significa affermare che la dignità e la vita delle persone sotto assedio non sono negoziabili. 

Vedere il Jolly Roger oggi è un invito a non restare spettatori. Significa riconoscere che la libertà, la giustizia e la solidarietà richiedono coraggio e presenza, che il mondo può essere osservato anche attraverso la lente della resistenza civile. Ogni bandiera issata sopra una nave carica di aiuti, un palco di musica elettronica o una manifestazione pacifica è un segnale chiaro: chi si batte contro le ingiustizie non è solo, e ogni gesto di partecipazione costruisce un filo invisibile che lega chi rifiuta l’oppressione, che protegge chi è vulnerabile e che continua a testimoniare, anche quando tutto sembra perduto. [17]

Miti che restano, quesiti che nascono

Cosa significa oggi issare una bandiera di One Piece su una nave umanitaria, o sventolarla in piazza? Per alcuni è un modo riconoscibile e visivamente potente di dire “siamo qui”. Per altri è una presa di posizione più netta: recuperare l’immaginario del pirata come figura di resistenza contro l’ordine costituito. E certo esiste il rischio della semplificazione, usare un simbolo pop come se fosse automaticamente trasmissibile di una battaglia complessa. Ma proprio la molteplicità di letture è ciò che rende il fenomeno interessante. Simboli “leggeri” possono diventare leve complesse quando si legano a contesti politici reali. (Wikipedia) Ballare sotto la bandiera nera significa, oggi come allora, affermare la propria libertà in modo visibile, collettivo e consapevole.[10]

Fonti

[1] Freedom Flotilla Coalition, Mission Statement on Gaza, 2025.
[2] Intervista a Tony La Piccirella, Il Manifesto, luglio 2025.
[3] Frank Sherry, Raiders and Rebels: The Golden Age of Piracy, 1986.
[4] David Cordingly, Under the Black Flag, 1995.
[5] Marcus Rediker, Villains of All Nations: Atlantic Pirates in the Golden Age, 2004.
[6] Royal Navy Archives, Use of the Jolly Roger by Submarines, 2020.
[7] George Woodcock, Anarchism: A History of Libertarian Ideas and Movements, 2005.
[8] Forum Tekno Rebel Alliance, raccolta testimonianze 2015–2023.
[9] Reuters, Nepal Protests: Students Fly Pirate Flags Amid Internet Shutdown, aprile 2025.
[10] Testimonianza raccolta in campo, Vice News, maggio 2025.
[11] Geneva Academy, Today’s Armed Conflicts, 2025.
[12] BBC News, Ukraine War: Situation Report, agosto 2025.
[13] Amnesty International, UN Report on Genocide in Gaza, settembre 2025.
[14] Human Rights Watch, US State Department Determines Genocide in Sudan, gennaio 2025.
[15] ReliefWeb, Starving to Death: Rohingya Genocide, giugno 2025.
[16] International Rescue Committee, Top 10 Crises the World Can’t Ignore in 2025, 2025.
[17] Naomi Klein, On Symbols of Resistance, conferenza al Festival of Ideas, giugno 2025.

[18] Reuters, “Nineteen killed in Nepal in ‘Gen Z’ protest over social media ban, corruption”, 8 settembre 2025. link

[19] Britannica, “2025 Nepalese Gen Z Protests”, aggiornamento 2025. link

[20] Al Jazeera, “Nepal, Bangladesh, Sri Lanka: Is South Asia fertile for Gen Z revolutions?”, 16 settembre 2025. link

[21] Amnesty International, “Accountability for deadly crackdown on ‘Gen Z’ protesters in Nepal”, 8 settembre 2025. link

[22] Reuters, “Nepal lifts social media ban after protests leave 19 dead – minister”, 9 settembre 2025. link

[23] The Telegraph India, “After Indonesia, ‘One Piece’ flag makes it to Gen Z protests against censorship in Nepal”, 2025. link

[24] The Straits Times, “From Indonesia to Nepal, anime pirate flag has become symbol of Asian Gen Z’s discontent”, 2025. link

ENGLISH VERSION 

Jolly Roger and the Pirates of Resistance

Tags: jollyroger | resistance | tekno
September 17, 2025

From the high seas to music festivals, the Jolly Roger has long symbolized freedom, rebellion, and solidarity — from historical pirates to Gen Z protests and even the flag of One Piece.

On the open waters, the Sumud Flotilla sails toward Gaza. Among the activists leading this international solidarity mission is Tony La Piccirella, a central figure in coordinating a small fleet of vessels loaded with humanitarian aid — food, medicine, and essential supplies — destined for a population under siege: the Palestinian people [1]. The mission aims to provide direct access to aid, bypassing the political and logistical hurdles that often prevent critical relief from reaching those in need.

Flying atop the masts are the flags of Palestine alongside the iconic One Piece flag, with its smiling skull and straw hat — a contemporary pop symbol that, much like the traditional Jolly Roger, has become a marker of resistance and political visibility.

“We are not here to fight, but to bear witness, and to ensure that the world does not look away.” [2]

But what do these flags really mean today? What myths, symbols, and traditions do they carry?


The Dark Myth of the Jolly Roger

Let’s start at the beginning. During the Golden Age of Piracy (17th–18th centuries), pirate flags were psychological tools, designed to intimidate, frighten, and warn enemies from afar. The jolie rouge — the red flag — announced that no mercy would be given. The black flag with skull and crossbones, later known as the Jolly Roger, conveyed a subtler message: surrender, or face your fate. Every symbol — hourglasses, pierced hearts, dancing skeletons — communicated a ritual of fear and power, a code understood by sailors even before a battle began.

The term “Jolly Roger” likely derives from the French jolie rouge (“pretty red”), transformed through English nautical usage. Other legends exist, intertwining etymologies and mythologies, as only universal symbols can do.

Rooted in the Golden Age of Piracy (1692–1725), the Jolly Roger emerged in the Caribbean and Atlantic trade routes, a landscape of merchant ships, naval fleets, and men and women who chose freedom at sea over imperial law.

David Hatcher Childress, in Pirates & the Lost Templar Fleet, suggests the term might even trace back to King Roger II of Sicily, associated with the Templars, who, according to legend, was among the first to fly a similar flag. This interpretation contrasts with the more common reading — the skull and crossbones as a symbol of death — weaving the Templar myth into pirate iconography, hinting at deeper roots of power, military order, and intimidation.

Contrary to romantic myths, pirates were not mere outlaws. Historian Frank Sherry documents that many pirate communities were surprisingly democratic: captains were elected, major decisions were debated collectively, and loot was distributed transparently. This internal organization often made pirate crews more efficient than official merchant ships and strengthened cohesion among members from diverse backgrounds [3].

Flags themselves were symbolic communication: the hourglass marked time running out, the pierced heart signaled ferocity, and the red flag — the jolie rouge — declared no mercy [4].


The Flag as Psychological Weapon

Pirates quickly realized that a flag could be mightier than any cannon. Iconic figures such as Blackbeard, Calico Jack, Anne Bonny, and Mary Read personalized their sails to send an immediate message: “We are here, and resistance is futile” [5]. Anne Bonny and Mary Read, women in a male-dominated world, leveraged both the myth of their audacity and the symbols on their flags to amplify the psychological impact on enemy ships. Every flag told a story, issued a warning, and reinforced the crew’s reputation. At sea, perception often outweighed brute strength.


From Sea to Land

By the 20th century, the black flag had moved ashore. The Royal Navy and some submarine units adopted it as part of their iconography [6], transforming the skull into an emblem of courage and intimidation. In the 1970s and ’80s, anarchist and political movements reinterpreted the Jolly Roger as a sign of dissent: from protests to squats, graffiti, and underground flyers, the black flag became a universal symbol of rebellion [7].

Even today, activist groups use the flag to signal solidarity and civil disobedience, showing how a symbol can travel from the Caribbean to urban streets without losing communicative power. Raising the flag challenges the established order and creates a visible community.


Flags in Teknaval Culture

At European teknivals, the Jolly Roger no longer signals maritime piracy but a different kind of freedom: electronic music, nomadic communities, and self-management. Across open fields and forests transformed into temporary festivals, black flags fly above sound system towers, serving as visual markers for participants. Recognizing a flag tells you where to find your tribe, where music, resistance, and mutual respect meet.

A ritual beloved by many crews abroad is the “capture the flag” game: coordinated operations to take another stage’s flag, a symbolic gesture marking prestige and visibility. On Reddit, participants share stories, like the French crew whose Jolly Roger was raised on a Spanish rig, only for both crews to combine their sounds into a dawn jam session.

Many crews choose symbols drawn from anime, comics, or historical pirates: a shared language instantly recognizable, even from a distance. Some flags carry insider references, visible only to community members, fostering belonging and protection.

The anarchic ethos of teknivals — organized freedom, implicit consent, shared rules — makes the black flag a unifying symbol, enabling community movement, protection, and communication without rigid hierarchy or external control.

It is also historical memory: participants understand the Jolly Roger’s origins and reinterpret its function, transforming it from a tool of terror into a symbol of freedom, community, and resistance. Raising it above a sound system is both a cultural and political statement.


Nepal 2025: Gen-Z Pirates and the One Piece Jolly Roger

In September 2025, Nepal witnessed one of its largest youth mobilizations in recent history. Thousands of Gen-Z students protested against corruption, nepotism, and authoritarian governance, triggered by the government blocking 26 social platforms — including Facebook, YouTube, X, and Reddit — ostensibly for tax reasons but perceived as an attack on free expression [18][19][20].

Initially peaceful, the protests turned violent: at least 72 people died and over 2,100 were injured, according to Nepal’s Ministry of Health [21]. The crackdown involved automatic weapons, raids on government buildings, and attacks on officials’ homes, ultimately leading to Prime Minister K. P. Sharma Oli’s resignation. He was replaced by Sushila Karki, the country’s first female PM, elected through an online vote on Discord involving over 100,000 youth activists [22].

A striking visual element gained global attention: the Straw Hat Pirates’ Jolly Roger from One Piece. As in Indonesia weeks earlier, these pop culture icons were adopted as a visual language of resistance, rebellion, and solidarity [23][24]. No longer a threat of piracy, but a statement by a generation identifying with a global imaginary of rebellious community and shared justice.

The transition from Tony La Piccirella’s ship to Kathmandu’s streets is seamless: the black flag — historical, reinvented, pop — links oceans, festivals, and civil movements, demonstrating the enduring power of visual symbols in contemporary crisis contexts.


The Jolly Roger Today: Against War and Genocide

By 2025, over 110 armed conflicts are raging worldwide [11].

If the black flag has crossed centuries as a symbol of freedom and rebellion, today it carries a painfully concrete meaning: a denunciation of crises and wars shaping our world. The war in Ukraine continues to devastate populations [12], while in Gaza, intensified bombings prompted Amnesty International and the UN to accuse Israel of genocidal acts [13]. Civilian populations suffer, trapped in seemingly endless conflicts. Sudan’s civil war, Myanmar’s military policies against the Rohingya [15], and protracted crises in Syria and Somalia compound the global suffering.

Raising the black flag has become an emblem of global solidarity, memory of resistance, and call to civil action. On Sumud Flotilla ships bound for Gaza or in Nepalese youth protests, raising the black flag asserts that the dignity and lives of besieged people are non-negotiable.

Seeing the Jolly Roger today is an invitation to act. It signifies that freedom, justice, and solidarity demand courage and presence. Every flag raised over a ship carrying aid, an electronic music stage, or a peaceful protest sends a clear message: those fighting injustice are not alone, and each act of participation weaves an invisible thread connecting those who resist oppression, protect the vulnerable, and bear witness, even when hope seems lost [17].


Enduring Myths, New Questions

What does it mean to raise a One Piece flag on a humanitarian ship or in a protest? For some, it is a visually powerful way of saying, “We are here.” For others, it is a deliberate act of reclaiming the pirate as a figure of resistance against established order. There is a risk of simplification, using a pop symbol to convey complex struggles. Yet, the multiplicity of interpretations is what makes the phenomenon fascinating. “Light” symbols can become powerful levers when tied to real political contexts. Dancing under a black flag today, as in the past, is a visible, collective, and conscious assertion of freedom [10].


References:
[1] Freedom Flotilla Coalition, Mission Statement on Gaza, 2025
[2] Interview with Tony La Piccirella, Il Manifesto, July 2025
[3] Frank Sherry, Raiders and Rebels: The Golden Age of Piracy, 1986
[4] David Cordingly, Under the Black Flag, 1995
[5] Marcus Rediker, Villains of All Nations: Atlantic Pirates in the Golden Age, 2004
[6] Royal Navy Archives, Use of the Jolly Roger by Submarines,

2020
[7] George Woodcock, Anarchism: A History of Libertarian Ideas and Movements, 2005
[8] Tekno Rebel Alliance Forum, 2015–2023
[9] Reuters, Nepal Protests, April 2025
[10] Field testimony, Vice News, May 2025
[11] Geneva Academy, Today’s Armed Conflicts, 2025
[12] BBC News, Ukraine War Report, August 2025
[13] Amnesty International, UN Report on Genocide in Gaza, September 2025
[14] Human Rights Watch, US State Department Determines Genocide in Sudan, Jan 2025
[15] ReliefWeb, Rohingya Genocide, June 2025
[16] International Rescue Committee, Top 10 Crises the World Can’t Ignore, 2025
[17] Naomi Klein, On Symbols of Resistance, Festival of Ideas, June 2025
[18–24] Various news sources as cited

 

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