CONTRO IL NEMICO INTERNO, COSTRUIRE RETE

Perché ricondividiamo il comunicato di Smash Repression

Negli ultimi giorni, a Torino come in altre città italiane, abbiamo assistito a un’accelerazione evidente della repressione: sgomberi, criminalizzazione degli spazi sociali, narrazioni mediatiche che parlano sempre più apertamente di “nemico interno”.

Centri sociali, giovani, persone migranti, comunità politicamente attive, realtà solidali con la Palestina vengono raccontate come un corpo estraneo alla città, come un problema da “bonificare”.
Una retorica che conosciamo bene, perché ciclicamente ritorna ogni volta che dal basso emergono pratiche di autonomia, mutualismo, cultura indipendente.

Il comunicato che i compagni e le compagne di Smash Repression hanno diffuso in questi giorni si inserisce esattamente in questo contesto. Non è un semplice aggiornamento sui fatti, ma una riflessione più ampia e necessaria su repressione, comunicazione, iper-esposizione mediatica e costruzione del consenso.

Come SUM abbiamo deciso di ricondividere integralmente questo testo, con i link diretti alle fonti e alla piattaforma Smash, per un motivo preciso:
crediamo che oggi più che mai sia fondamentale fare rete, non parlare “al posto di”, non semplificare, non trasformare tutto in contenuto da consumo rapido.

Perché questa riflessione ci riguarda anche come cultura musicale

Chi lavora nella musica underground, nella tekno, nei sound system, negli spazi autogestiti, conosce bene questo meccanismo:
le stesse pratiche che producono cultura, relazione e libertà vengono spesso risignificate come “devianza”, “illegalità”, “pericolo”.

Il passaggio è sottile ma costante:
chi subisce repressione viene trasformato narrativamente in aggressore.
Chi crea spazi di autonomia viene descritto come nemico dell’ordine pubblico.

Il comunicato di Smash Repression ci invita anche a riflettere su come comunichiamo questa repressione:
sull’iper-produzione di immagini, post, testimonianze, che rischiano di diventare pura esposizione, più che costruzione di processi condivisi.

Non è un invito al silenzio.
È un invito alla cura: del tempo, delle parole, delle energie, delle relazioni.

Contro lo scoop, per l’orizzonte lungo

Ci ha colpito in particolare un passaggio del testo, quando si parla della necessità di uscire dalla logica dello scoop — anche controinformativo — e di allargare l’orizzonte dei significati, sottraendosi alla voracità dell’ipercomunicazione.

Per chi vive e attraversa l’underground, questo è un nodo centrale:
come raccontare senza ridurre,
come testimoniare senza consumare,
come comunicare senza trasformare tutto in spettacolo.

La cultura DIY, quella dei sound system, delle occupazioni, delle feste libere, è sempre stata anche una cultura del tempo lento, della relazione diretta, della trasmissione non gerarchica del sapere.
Ritrovare questa dimensione oggi è già un gesto politico.

Lacrimogeni come armi: la storia di Lince

Ci alleghiamo al comunicato di Smash Repression per raccontare e diffondere il più possibile la storia di Lince, una nostra compagna. La sera del 2 ottobre, durante la manifestazione contro il genocidio in Palestina Lince si trova in viale Masini.
Durante quei momenti, un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo l’ha colpita in pieno volto.

Da quell’istante, la sua vita è cambiata per sempre: Lince ha perso la vista da un occhio.

Dopo l’impatto, mentre era a terra ferita e sotto shock, insieme a un’amica ha chiesto aiuto, ha chiesto un medico. In risposta, secondo le ricostruzioni, sono arrivate manganellate. Non soccorso, ma violenza. Colpi su testa, schiena, dorso. Intorno, una piazza saturata da un uso massiccio e indiscriminato di lacrimogeni.

Quello che è successo a Lince non è una fatalità.
È il risultato diretto di un modo di gestire l’ordine pubblico che trasforma strumenti “meno letali” in armi vere e proprie, usate contro chi esercita un diritto fondamentale: manifestare.

Da questa vicenda nasce la campagna “Lince – Occhi sugli abusi”, per:

  • rendere pubblica questa violenza
  • sostenere le spese sanitarie e legali che Lince sta affrontando
  • pretendere verità, responsabilità e giustizia

La Procura ha aperto un’indagine d’ufficio, affiancata dalla denuncia presentata da Lince e dalla sua amica. I legali hanno fornito filmati, testimonianze e documenti tecnici che dimostrano come il tiro “a parabola” previsto dai manuali non possa provocare una lesione di questo tipo.

Anche Amnesty International ha denunciato più volte l’uso illegale dei lacrimogeni ad altezza d’uomo e ha ricordato che l’Italia resta uno dei pochi Paesi europei senza codici identificativi per gli agenti, rendendo estremamente difficile perseguire gli abusi.

Lince non è un simbolo astratto.
È una persona. È una compagna. È una vita segnata da una scelta politica e operativa.

Raccontare la sua storia non serve a generare paura, ma a impedirle di essere cancellata.
Perché la repressione punta al silenzio.
Noi scegliamo la memoria, la solidarietà, la rete.

👉 sostieni LINCE
https://www.produzionidalbasso.com/project/occhi-di-lince-contro-gli-abusi/

Perché ricondividere è una scelta politica

Ricondividere questo comunicato non è un atto neutro.
È una presa di posizione.

Significa dire che:

  • la repressione non è un fatto isolato
  • la narrazione del “nemico interno” è una costruzione politica
  • la controcultura non è un problema di ordine pubblico
  • la comunicazione è anch’essa un terreno di conflitto
  • fare rete è l’unico modo per non restare isolati

Per questo motivo, rimandiamo direttamente alla pagina di Smash Repression, ai loro canali e alle fonti citate, senza mediazioni né riscritture.

📎 Network controinformativo Smash Repression
https://smashrepression.noblogs.org/
https://t.me/smash_repression

📎 Zine consigliata: CYBERNAUTH
https://dn720703.ca.archive.org/0/items/cybernaut-01/CYBERNAUT%2001.pdf

Come SUM continuiamo a credere che la musica, la cultura e l’underground non siano mondi separati dalla realtà sociale.
Sono parte del conflitto, della cura, della possibilità di immaginare altro.

Condividere questo testo è un modo per restare connessi, per respirare insieme fuori dall’algoritmo, e per ricordarci che la libertà — anche quella culturale — non si difende da soli.

🖤 Solidarietà a chi resiste.
Rete a chi costruisce.
Tempo a chi cospira.

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